Stop alla pesca intensiva
E’ un risultato importante quello raggiunto il 6 febbraio scorso con le decisioni prese da parte del Parlamento europeo in merito alla politica comune della pesca. Si tratta di una riforma che potrebbe garantire la sostenibilità del settore. Secondo i dati della Commissione europea più dell'80% degli stock ittici del Mediterraneo e il 47% di quelli dell'Atlantico sono soggetti a pesca intensiva. L’eccessivo sfruttamento da parte dell’uomo ha portato ad un impoverimento del mare che obbliga ad una revisione del processo di gestione della pesca nei Paesi europei.
Con questo intento, il Parlamento ha deciso di intervenire con leggi più severe, approvando la riforma sulla pesca, che ha ottenuto 502 voti a favore, 137 contrari e 27 astensioni. Secondo le decisioni prese, dal 2015 sarà vietato rigettare il pesce pescato in mare. Infatti una parte del pescato, presa per errore, viene scaricata a mare. I "rigetti" sono formati quasi totalmente da pesci ormai morti.
La riforma obbliga i pescherecci a portare a riva tutte le catture, di cui la parte indesiderata potrà essere destinata a usi diversi dal consumo umano. Inoltre agli Stati membri sarà impedito di stabilire quote di pescato troppo elevate. Non si potrà catturare più di un certo numero di esemplari di una certa specie di quanti se ne possano riprodurre in un anno. La riforma si baserà su piani di gestione degli stock ittici. I piani pluriennali saranno basati su dati scientifici più accurati e affidabili, che gli Stati membri saranno obbligati a raccogliere e rendere disponibili. Con queste misure i deputati sperano che ci sia la ripresa degli stock ittici nel 2020 e che questi raggiungano, entro tale data, livelli sostenibili.