La ricerca della "sana alimentazione" coinvolge anche uffici e mense scolastiche
Negli ultimi anni un numero sempre crescente di persone ha optato per un regime alimentare biologico, riscontrando benefici effetti sul proprio stato di salute.
Come dimostrato da numerose ricerche scientifiche, infatti, una dieta biologica vanta numerosi punti di forza (nutrienti, vitamine e minerali), mentre fa da barriera a grassi saturi e tossine.
In tal modo si riduce indubbiamente il rischio di malattie cronico-degenerativo, quali malattie cardio-vascolari, gastro-enteriche, renali, polmonari, tumori.
Sulla scorta di questa nuova consapevolezza collettiva, si assiste ad un graduale cambiamento delle abitudini alimentari anche in contesti quali la Pubblica Amministrazione: il progetto in cantiere, supportato da proposte di legge, mira a ridurre il consumo di carne nelle mense scolastiche e negli uffici, concedendo, invece, maggiore spazio a frutta, verdura, cereali integrali, oli vegetali non-idrogenati e uova provenienti da agricoltura biologica. Non si tratta di eliminare completamente la carne, decisione per molti discutibile, ma di indire, durante la settimana, almeno una "giornata vegetariana”.
Il nuovo orientamento, pensato a livello istituzionale, è motivato dalla volontà di assecondare le nuove tendenze alimentari, basate su una dieta biologica e sana.
Una scelta che darà i suoi frutti soprattutto nel caso dei bambini, educati ad un regime alimentare che dovrebbe preservarli da rischi legati ad un’alimentazione errata.
Una decisione che sembra inoltre assecondare le richieste della Lav (Lega Anti vivisezione), poiché l’intenzione è anche quella di salvaguardare il benessere animale e ridurre l’impatto ambientale prodotto dagli allevamenti intensivi.
La Lav invita a riflettere sulla questione delle uova: solo considerando i consumi delle mense scolastiche - pari a un uovo a settimana per ogni bambino – sostituire il numero di uova di galline allevate in gabbia con uova provenienti da agricoltura biologica significherebbe liberare dalle gabbie circa 271.000 galline ogni anno.
Infine la proposta sembra lungimirante nei suoi effetti economici: educare la gente ad una corretta alimentazione può, nel lungo termine, ridurre la necessità di cure patologiche e contenere di conseguenza le spese nella sanità pubblica.
Insomma, nonostante sradicare la carne dallo scenario alimentare appaia un’impresa ardua, possiamo dire che si sta diffondendo una nuova filosofia alimentare che, presto o tardi, si rivelerà una delle chiavi per raggiungere il tanto ricercato stato di benessere.