
Secondo un’analisi di Unaprol (Consorzio olivicolo italiano che raccoglie circa 555mila produttori) i potenziali consumatori negli Stati Uniti di olio extra vergine e made in Italy sono oltre 300 milioni. Tant’è che gli States assorbono mediamente 250mila tonnellate all’anno di olio di oliva in generale e si collocano al terzo posto a livello mondiale per consumo con una quota che sfiora il 13%.
Ho chiesto a Giovanni Trigona, chef e restaurant consulting italo-canadese, che attualmente si trova in America, quale olio “scorra” per davvero sulle tavole degli americani.
“In America è un Fiume Mississipi di olio extra vergine, mentre nel comparto canadese è un Lago Ontario dell’extra vergine made in Italy. La verità su questo ‘diluvio d’oro liquido’ sta nel fatto che si abusa della scritta olio extra vergine con nomi pseudo italiani per poi vendere oli che hanno il colore e forse la consistenza fluida di un nostro olio extra vergine, ma in verità, quando ti va bene, è una mistura di olive provenienti dalla Grecia, Tunisia, Spagna e (da quanto si legge) anche dalI’Italia”.
Per Trigona con troppa facilità si prende in giro l’americano, abusando della sua ignoranza: “Sicuramente non c’è in questi prodotti nessuna sofisticazione alimentare perchè le olive sono olive, ma di certo c’è una sofisticazione morale ed è proprio il Made in Italy ad essere penalizzato".
Evidentemente, spiega il cuoco, lo spazio lasciato dai nostri importanti prodotti viene occupato da queste misture, abusando dell’ignoranza dei nordamericani che sanno di acquistare in buona fede un prodotto italiano, che molto probabilmente ha gradito proprio da noi, in Italia. Il problema è anche in casa nostra con la crisi nella raccolta delle olive: i nostri produttori non hanno più possibilità di raccogliere le nostre olive per i prezzi esorbitanti, per cui a volte si preferisce lasciare il frutto sugli alberi.
"Avendo avuto a che fare per lavoro con la clientela canadese - prosegue lo Chef italo-canadese - e conoscendo bene anche quella americana per le mie frequenti trasferte in questa Terra, noto che tutti apprezzano i nostri oli e vorrebbero averli sulle loro tavole.
Ma non è così, il fruitore di questo prodotto non conoscendo le nostre normative, facendosi prendere dall’italianità e dalle reminescenze di vacanze italiane, acquista quello che per loro è “un olio italiano”, solo perché c’è scritto olio extra vergine e perché ha un nome (o pseudo) italiano, ma all’interno il prodotto è molto lontano dai nostri oli extra vergini.
Nel 1980 - ricorda - sui tavoli del ristorante Centro & Wine Bar di Franco Prevedello, il guru e grande della ristorazione Italiana del Canada, c’erano oli extra vergini di grandi nomi toscani, pugliesi, siciliani ecc, che i clienti, oltre ad apprezzare (e ci mancava altro, ogni bottiglia da 500 ml costavano e costano ancora bei soldoni), imparavano sotto le nostre indicazioni, come apprezzarne le qualità e le particolarità, le differenze, di quello era anche una vendita sicura; oggi un vero extra vergine lo si trova solo in ristoranti di alti livelli, e come sempre costa…
Se qualcuno pensa che la clientela nord americana non capisca la qualità, si sbaglia di grosso e vendergli senza difendere i nostri prodotti e il nostro Made in Italy, anche questo è un grande sbaglio;
Anch’io nel mio piccolo e nei nostri corsi di cucina invito i produttori di oli che si prestano volentieri a far conoscere bene i nostri prodotti a differire dai prodotti cosidetti italiani".
Da quanto fa sapere Trigona, gli oli che si trovano nei grandi supermercati nordamericani, per esempio, sono oli che (basterebbe leggere anche in inglese) non provengono da olive italiane, non hanno una denominazione e regolamenti e non sono certificati, non solo italiani.
"Perciò - conclude il cuoco - è vero che tra l’America e il Canada scorrono fiumi e ci sono laghi di oli extravergine, ma di certo anche dei gran fiumi di cattiva informazione, che in ogni caso danneggiano tutto il nostro comparto, sia degli oli, che dell’italian food in genere”.
Sara Macchitella - redazione@italiaristoranti.info
20 Luglio 2011
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