Dopo la denominazione Igp, anche la piadina ha il suo consorzio
Quattro ingredienti come farina, acqua, sale, strutto od olio d’oliva e una preparazione veloce alla portata di tutti per ottenere la piadina, un alimento semplice che, dopo aver ottenuto a gennaio il riconoscimento Igp, indicazione geografica protetta, ora ha anche il suo consorzio di promozione.
La “Piadina Romagnola” ha registrato nel 2012 in Emilia Romagna una produzione di oltre 35 milioni di kg e un fatturato che sfiora i 100 milioni di euro.
Il grande successo è dovuto alla facilità della preparazione, al prezzo contenuto e alla possibilità di essere variamente declinabile. La piadina è un prodotto tipico dell’Emilia Romagna, fortemente legato alla storia e alla tradizione del posto. Secondo i requisiti del disciplinare di produzione, le materie prime dovranno essere farina, acqua, sale, strutto e/o olio di oliva ed eventualmente lievito. Non è consentito l'uso di conservanti, aromi ed altri additivi. Per fregiarsi dell’Igp, la piadina deve essere prodotta nelle Province di Rimini, Forlì-Cesena, Ravenna e parte della Provincia di Bologna. La piadina potrà essere di due tipologie: quella con un diametro minore ma più spessa, e quella alla Riminese con un diametro maggiore e più sottile.
La denominazione, ottenuta dopo anni di discussioni infinite a causa delle diverse varianti del prodotto, rappresenta una tutela per i produttori, anche se solo a livello nazionale.
Il Consorzio prevede una serie di iniziative che puntano alla valorizzazione del prodotto. Dopo il riconoscimento Igp su scala nazionale, una delle prime iniziative guarda all’estensione del riconoscimento a livello europeo.